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“Basta misure spot che sono un insulto al buon senso” è il monito che i segretari di Cigl, Cisl e Uil hanno lanciato ieri da Monfalcone, città scelta per onorare la festa del 1° maggio. Nel mirino dei sindacalisti, soprattutto di Maurizio Landini, l’oramai famoso bonus Befana fortemente voluto dal governo definito solamente come “una marchetta elettorale” e niente più. “Una misura”, per il segretario della Cgil, “che non può risolvere i problemi considerando che in Italia ci sono 7 milioni di persone che, pur lavorando, sono povere”. Servono, insomma, politiche diverse per Landini che ha continuato il suo je accuse nei confronti di un esecutivo che “pensa di fare quello che vuole senza confrontarsi con i sindacati”. Insomma, parole dure quelle del sindacalista che ha invitato il governo a cambiare il modello di fare impresa dato che “le morti e gli infortuni sul lavoro sono frutto di quelle leggi balorde che sono state fatte negli ultimi 20 anni nel nostro Paese, con l’appalto, il sub appalto e il sotto appalto”. Landini ha poi preso a prestito la Costituzione, parlando però di una Repubblica non più fondata sul lavoro, “ma di una società fondata sullo sfruttamento e sulla precarietà del lavoro”.

“Misure strutturali”

Durissimo anche l’intervento del Segretario generale della Uil Pierpaolo Bombardieri: “Il tema dei salari non può essere affrontato con uno spot di 60 euro netti, che bastano per un chilo di carne, un chilo di parmigiano, un litro di olio. Servono misure strutturali e c’è un tema dei salari e delle pensioni, che tra l’altro sono escluse dal bonus Befana. Bisogna pensare alla gente che ha bisogno di ritrovare il potere d’acquisto”. Per Bombardieri c’è la necessità di detassare gli aumenti contrattuali, di confermare il taglio del cuneo e dare i soldi alle aziende che rinnovano i contratti e “che non hanno incidenti sul lavoro”. E anche di fatti concreti per trovare soluzioni per il rispetto della vita, parlando delle 1.040 vittime sul posto di lavoro: “Basta con il cordoglio di circostanza, abbiamo finito le lacrime. Al governo chiediamo di fare di più, bisogna colpire chi si rende responsabile: nessun profitto vale una vita umana”.

“Fare di più”

Ha usato di certo toni più concilianti il Segretario generale della Cisl Luigi Sbarra che ha apprezzato lo sforzo dell’esecutivo in merito al Decreto Coesione: “Apprezziamo il sostegno forte all’occupazione stabile attraverso incentivi rivolti a giovani, donne e al Sud, ma sono misure ancora insufficienti. Bisogna confermare il taglio al cuneo, sgravare le tredicesime, rafforzare l’intervento sulle marginalità lavorative e sociali”. Poi l’avvertimento: “Ci dicono che c’è un tema di risorse. Ma nessuno pensi di procedere tornando alla logica dei tagli lineari. Nessuno pensi di fare cassa con svendite di Stato o con dismissioni pubbliche, non lo permetteremo”.

La replica del Primo Ministro

Le critiche dei sindacati sono state rimbalzate in qualche modo proprio dal Presidente del Consiglio che sul tema del lavoro è intervenuta in diretta tramite i propri social. L’occasione per ricordare che con il decreto legge che riforma le politiche di coesione è stato varato un pacchetto di misure che vale complessivamente più di 5 miliardi di euro e che vuole creare nuova occupazione soprattutto nel Mezzogiorno: “La principale di queste misure – ha ricordato – è l’esonero dal pagamento del 100% dei contributi previdenziali per due anni se si assumono giovani sotto i 35 anni che non hanno mai avuto contratti a tempo indeterminato, a patto che vengano assunti con contratto stabile, cioè se assumi un giovane a tempo indeterminato, per 2 anni allo Stato non devi nulla nel limite di 500 euro al mese. Vale in tutta Italia e nelle regioni del Mezzogiorno il provvedimento vale, però, anche per gli over 35 che sono disoccupati da almeno 2 anni”. Ha quindi ricordato che “la decontribuzione vale per le donne, vale per le donne a prescindere dall’età su tutto il territorio nazionale con maggiore accessibilità al beneficio per le donne che vivono nelle regioni del Mezzogiorno”. Tra gli obiettivi, ha spiegato il Premier, c’è quello di combattere i divari e le disparità tra i territori: “è una risposta tangibile e concreta a chi dice che a questo governo non starebbe a cuore il Sud. È il contrario. Ci crediamo così tanto che non vogliamo viva di sussidi, ma vogliamo che viva di lavoro e di sviluppo dimostrando finalmente il suo valore”.

Schlein e Conte

I due maggiori leader dell’opposizione, Elly Schlein e Giuseppe Conte, hanno trascorso la giornata di ieri a Portella della Ginestra. Non sono mancate nuove critiche all’operato dell’esecutivo sul tema. Per la Segretaria del Partito democratico la condizioni lavorative degli italiani sono peggiorate nell’ultimo anno proprio a causa delle scelte del governo che “ha scelto di aumentare la precarietà in barba a tantissime persone, soprattutto giovani e donne, che hanno contratti di un mese, non sanno se ce lo avranno il giorno dopo e quindi non possono costruirsi un futuro, uscire di casa, costruirsi una famiglia se lo vogliono fare”. Schlein ha inoltre rilanciato la battaglia sul salario minimo “Giorgia Meloni continua a ostacolare, raccogliendo le firme dei cittadini perché ieri abbiamo depositato una legge di iniziativa popolare insieme al M5S e Avs, perché dopo che hanno affossato la nostra proposta in Parlamento vogliamo riportarla con la forza di migliaia di firme delle cittadine e dei cittadini”.

Il Presidente del Movimento 5 Stelle, sempre ieri ha firmato per i referendum dalla Cgil per l’abolizione del Jobs act: Noi riteniamo che oggi che è il 1° maggio (ieri, ndr) debba essere la festa dei lavoratori ma non dei lavoratori sottopagati, poveri e precari.Dignità del lavoro significa avere un lavoro che dia soddisfazione, di poter curare gli interessi personali e di vita familiare e che consenta la giusta retribuzione, un lavoro che non sia in nero”.

Roma e Taranto

Il 1° maggio da anni coincide con l’oramai mitico concertone promosso da Cgil, Cisl e Uil e organizzata da iCompany che quest’anno ha avuto luogo dal Circo Massimo di Roma vista l’indisponibilità di piazza San Giovanni causa lavori in vista del Giubileo. Non è stata una giornata facile a causa del maltempo che ha imperversato sulla capitale in pratica per tutta la giornata. Ma di riffa o di raffa, sotto la conduzione di Ermal Meta e Noemi, la manifestazione è andata avanti sicuramente con qualche disagio, ma anche con l’entusiasmo delle migliaia di persone che hanno affollato uno dei luoghi simboli della Capitale.

Grande attesa anche per il concerto organizzato a Taranto dal comitato ‘Cittadini e lavoratori liberi e pensanti’. Chiaramente, grande spazio è stato dato alla situazione dell’ex Ilva (in amministrazione straordinaria). Il messaggio che è arrivato dai lavoratori della fabbrica dell’acciaio è semplice: “Vogliamo lavorare, non curarci. Questa città merita di vivere”.

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